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Mandela

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Il nome del paese, Mandela, non è altro se non quello con cui il villaggio era noto in epoca romana. Orazio, nella citata epistola (1, 16, 1-14),ne parla a proposito di una villa chiamata Sabinum o Sabini.

Il poeta afferma che essa si trovava nel paese dei Sabini a nord di Tivoli e ricorda che gli era stata regalata da Mecenate. La descrive e ci informa sul fatto che egli qui teneva un gastaldo con otto schiavi per il lavoro dei campi. Aggiunge che spettavano inoltre al podere cinque masserie. Questi abitavano in un pagus ubicato sul pendio della valle della Digentia ed aveva il nome di Ustica. Al podere era unito un bosco chiamato Haedilia. I Saraceni, arroccati a Saracinesco, attaccavano e depredavano i viandanti. E’ naturale quindi che tale posizione fosse sfruttata dalla potente Abbazia di Farfa , rivale di quella sublacense, appoggiata dai pontefici.

Seguendo il tipico e medievale fenomeno dell’incastellamento, i farfensi incastellarono la collina di Bardella e fortificarono il piccolo borgo di Cantalupo, approfittando della crisi in cui versava l’Abbazia di San Cosimato a cui quest’ultimo borgo apparteneva. Con la morte di Alberico nel 954 infatti, per il complesso di S. Cosimato era iniziato un periodo di decadenza.Non essendo più appoggiato, aveva dovuto rinunciare a molti possedimenti che il defunto gli aveva dato sottraendoli all’Abbazia di Subiaco ed a cui erano tornati per decisione pontificia. Verso la fine del Quattrocento però l’importanza strategica della posizione geografica cominciò a diminuire senza contare che pure le sorti degli Orsini subirono un tracollo. Il risultato fu che Bardella decadde. Essendo Cantalupo e Bardella, oberati dai debiti contratti dagli Orsini di Vicovaro, nel 1650 Innocenzo X, al secolo Giambattista Pamphili eletto papa nel 1644, concesse a Porzia Moroni e Raffaele Andisiglia, erede di Anna Moroni, la facoltà di rilevarli e di venderli a Cesare Palazzolo. Alla sua erede, Margherita Palazzolo, il nuovo pontefice Alessandro VII concesse con una scrittura di propria mano e datata 26 aprile 1659 di rivenderli a Francesco Nunez Sanchez ma nel 1660 il cardinale Orsini vi si oppose portando avanti il fatto che la liquidazione dell’eredità Orsini non era ancora definitiva. Il papa quindi impose a Margherita Palazzolo la restituzione dei soldi ricevuti da Francesco Nunez Sanchez, limitandosi solo a riscuotere gli interessi fino a quando la vertenza fosse conclusa.

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