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Gerano

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Gerano è un ridente paese laziale, adagiato da più di mille anni su di un colle tufaceo circondato da estesi boschi di castagno ed oliveti, nel territorio tiburtino sublacense della Valle del Giovenzano, affluente di sinistra delI’Aniene.

È posizionato di fronte ai monti Prenestini della Mentorella, affiancato dai Monti Ruffi e dista 50 km da Roma.Proprio Roma, nella sua espansione, scopre Ia fertilità della sua vallata, ultimo lembo di terra latina, assegnandone il territorio a famiglie di militari veterani (Giovenci, Pompuli, Loriani, Semproni, Cioci, Ruffi) che lo bonificano e vi costruiscono “villule”rurali. Copiosi e ben visibili sono i resti romani di tombe monumentali, conserve d’acqua, vasca e pozzo a S. Anatolia, Fontana Vecchia, Colle Vecchio, Muraglia, Fontanile di Ciocio, Cisternella, ecc. Con la caduta dell’impero, scompare anche l’attiguo municipio di Trebula Suffenas (IV sec. d.c.) presso Ciciliano, ma sulla diramazione della Palestrina – Carsoli (II sec.) e sulle sorgenti del Giovenzano viene a sorgere il vico Trellanum, che nell’incastellamento (VIlI-IX sec.) travasa i suoi abitanti sul retrostante colle Gerano. Alle Sue pendici, già nel VI sec., il Papa Gregorio Magno con il riordino dei propri beni fondiari nella valle e quelli del Patrimonio di S. Pietro vi aveva installata una Curtis Domnica (azienda agricola) e costruita la chiesa di S.Anatolia, Aspre Ie lotte, tra il IX e X secolo tra i vari contendenti (Monastero dei SS.Cosma e Damiano, Diocesi di Tivoli, Abbazia di Subiaco, Lando di Civitella Montecasali-Gerano) per il possesso della pingue Massa Giovenzana e del suo importante strategico-economico capoluogo Gerano. Finché nel 1077, non se ne interessa direttamente il grande Papa benedettino Gregorio VII con un “breve” (una convenzione), nel quale conferma e stabilisce Gerano diviso in due castellanie ecclesiastiche,per metà di proprietà del vescovo Adamo di Tivoli e l’altra metà dell’Abate Giovanni V di Subiaco; ai tiburtini spettava il commercio delle travi e del legname, ai sublacensi I’esercizio delle mole ed anche Ia cura del feudo tiburtino; ad entrambi i prelati feudatari di risiedere nel castello. Storicamente, salvo rigurgiti oligarchici (v.: Latrocinio di Bertraimo) o prepotenze di una parte (v.: Governo abate Pietro IV), Ia divisione perdurerà fino al 1638-39, quando verranno fissati i confini geografici dell’Abbazia Nullius Sublacense e consegnata Ia chiesa di S. Anatolia all’Abate Commendatario. Ma i laboriosi Trellanenses-Giranenses sfrutteranno ben presto Ia rivalità dei due feudatari, affrancandosi e affermando Ia loro autonomia comunale.Del vecchio castrum o periodo successivo, ancora oggi il paese offre il Palazzo signorile e la Torre baronale (1077), il Palazzo di Corte, quattro chiese (S. Anatolia del VI sec., S. Maria del IX, S. Lorenzo del X, SS.ma Annunziata del XV) e un caratteristico Centro storico chiuso dalle tre Porte (Maggiore, Amato, Cancello,), composto da ripide scalinate e vie che sottopassano anche a più livelli i fabbricati abbarbicati al tufo del colIe. Nelle chiese, nei dipinti ed arredi sacri, tangibile è l’opera di famosi artisti: Sebastiano Conca (Madonna del Cuore, 1729),G.B. Bernini (Reliquiario di S. Anatolia,1742), G. Camporesi (progetto chiesa S. Lorenzo, 1773), G. Valadier (ampliamento chiesa S. Maria, 1834,), affreschi e statue in stucco policromo (chiesa S. Anatolia,l566), affresco (all’Annunziata, 1550), ecc. Tra questi, To stupendo dipinto e “miracolosa” immagine della Madonna del Cuore (del Conca), viene nel 1729 a raccogliere alla comunione le due parrocchie e ad accentuare nei Geranesi la spiccata devozione mariana, che in suo onore ancora oggi Ii sprona ad allestire in continuità Ia più antica lnfiorata d’Italia (1740), nella domenica dopo la festa di S. Marco (25 aprile).Per solennizzare invece la festa della patrona S. Anatolia, vergine romana figlia del console Mauro Emiliano, martirizzata nel 250 sotto l’imperatore Decio, perpetuano Ia secolare fiera di merci e bestiame nei giorni 9 e 10 luglio, sul prato antistante il santuario, dove affluiscono numerosi pellegrini e nomadi.

Comuni confinanti: Rocca Santo Stefano, Canterano, Pisoniano, Bellegra

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