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Celano

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Come nel caso di altri centri marsicani anche a Celano la presenza continuativa dell’uomo risale a circa 18.000 anni fa, al Paleolitico Superiore. Paludi, abitata fin dall’epoca preromana, venne abbandonata in seguito alla caduta dell’Impero romano che, per via della mancata manutenzione, causò l’ostruzione dell’emissario e dei cunicoli di Claudio con il conseguente innalzamento del livello lacustre. La gastaldia dei Marsi, inserita nel ducato di Spoleto, fu elevata a contea dotata di autonomia amministrativa dall’imperatore Lotario I e da suo figlio Lotario II verso la metà del IX secolo .

La sua prima presenza nel territorio risulterebbe nell’inverno tra il 1215 e il 1216, quando soggiornò nei pressi della contemporanea San Benedetto dei Marsi dove dormiva, insieme con i poveri, in una località chiamata «Luogo» , vicino all’anfiteatro romano di Marruvium. Nel 1268 con la sconfitta della battaglia di Tagliacozzo terminò il dominio svevo in favore degli Angioini che entrarono in possesso delle contee di Celano ed Albe. Stando ad una supposizione nella seconda decade del XVI secolo, durante il periodo romano, Leonardo da Vinci avrebbe visitato l’Abruzzo. Nel 1591 Costanza Piccolomini decise di vendere la contea a Camilla Peretti, sorella di Papa Sisto V, la cui famiglia governò per circa un secolo. A Celano la rivolta popolare condotta dell’aquilano Antonio Quinzi seguì la scia di quella napoletana di Masaniello finalizzata a indebolire il dominio spagnolo. Il brigantaggio fu al centro delle vicende storiche del territorio così come avvenne in gran parte della Marsica prima e dopo l’unità d’Italia .

Il banchiere romano, Alessandro Torlonia, dopo aver ripreso ed ampliato il progetto dell’imperatore Claudio, sfruttando il passaggio dell’emissario e i cunicoli di epoca romana, prosciugò il Fucino diventando proprietario di gran parte delle terre coltivabili per 99 anni. Fu però il terremoto della Marsica del 1915 a causare a Celano la più grave distruzione per cause naturali e un alto numero di vittime . Furono 1.118 i celanesi che persero la vita a causa del sisma che fece registrare una scossa di magnitudo 7.0 che si verificò alle ore 7.52.48 . Le autorità religiose organizzarono un rito riparatorio al termine del quale però alcuni partecipanti assaltarono la caserma ove era custodito il Tomei, lo prelevarono e gli diedero fuoco .

La sera del 30 aprile 1950 la centrale piazza IV Novembre fu teatro dell’eccidio di Celano a causa del quale vennero assassinati, durante le manifestazioni e le proteste per il diritto al lavoro e la dignità dei lavoratori, due braccianti: Agostino Paris ed Antonio Berardicurti.

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