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Canterano

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Le origini dell’abitato porta a tempi leggendari, sui quali il Lanciotti, nel libro intitolato I padri della civiltà occidentale (Subiaco 1911), racconta che il nome del paese verrebbe da “kan” capostipite della razza pelasgica e da “terapne” che sta ad indicare abitazione. Quindi “dimora di Kan”.

Un’origine pelasgica gli fu data per la prima volta proprio dal Lanciotti nel 1911 e trova conforto nella presenza a Canterano presso la Via Empolitana II, in prossimità dell’attuale cimitero, di resti di antiche mura poligonali, abbattute in parte nel 1880 per la costruzione della strada che le costeggia.

Questo sistema venne utilizzato da più popolazioni, nell’arco dei secoli, o per edificare un tempio o in chiave difensiva. La popolazione dei Pelasgi, nomadi provenienti dalla Mesopotamia che, passando dalla Siria, si stabilirono sulle coste laziali fino alle alture della Valle dell’Aniene, sono famose per averne perfezionato la tecnica a scopo di difesa e per i propri insediamenti abitativi. Sembra non essere un caso, del resto, che Canterano abbia nel proprio stemma una nave a vele spiegate, richiamando, secondo un’ipotesi suggestiva, l’imbarcazione che in tempi remoti condusse i Pelasgi sino in Italia. In effetti, stando ad una siffatta ipotesi, Canterano sarebbe stato uno dei primi insediamenti dei Pelasgi, i quali si stabilirono sulle alture della valle dell’Aniene per respingere l’attacco delle popolazioni Sicule, tra le prime ad insediarsi su questo territorio. Alcuni vocaboli nel dialetto del luogo non a caso hanno origine sicule ad es. “Sacciu”.

Ritornando ai Pelasgi, questi furono sopraffatti dagli Equi, sotto la cui giurisdizione, quindi, passò anche Canterano. Gli Equi, una popolazione italica che abitava tra il lago del Fucino e l’alta Valle dell’Aniene, erano così descritti da Silio Italico: «Vivevano di pastorizia, di agricoltura e di caccia, gente rozza, forte, fiera, tremenda ai nemici, sempre armati anche quando coltivavano i campi». Furono vinti ma non distrutti dai Romani nel 458 a.C. sotto Cincinnato, successivamente nel 389 a.C. da Camillo, ed infine furono sottomessi da Publio Sempronio Sofo nel 304 a.C. Tito Livio (Lib. 9 c. 33) descrive la storia del quinto secolo di Roma narrando che in quel tempo furono incendiati 41 castelli degli Equi, e fu quasi del tutto cancellato il nome di quella gente, nemica dei romani, e le loro terre passate in dominio dei vincitori.

Va menzionato il fatto che a Canterano si sono ritrovate, nel 1884, all’interno di un ripostiglio naturale in località “La Sportelletta”, sette asce di bronzo conservate nel museo delle Terme di Roma (Piazza delle Repubblica). La presenza dell’uomo a Canterano è testimoniata anche da un altro ritrovamento: due asce del periodo Neolitico (5000 a.C.) una rinvenuta in località “Capo la Valle” di cloromenanite verde scura, l’altra scoperta in contrada “Cotoccia” ritenuta di gabbro o di roccia analoga essa presenta un fondo verde, non molto scuro sul quale spiccano macchie giallo chiare e macchie scure. Le foto del ritrovamento furono pubblicate nel 1897 da Gioacchino De Angelis d’Ossat, al quale è dedicata una via del paese. Le due asce sono conservate al museo “Luigi Pigorini” in Roma.

Comuni confinanti: AgostaGeranoRocca CanteranoRocca Santo StefanoSubiaco

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